NEST a Salute@Venezia

Si Chiama NEST: Nucleo Emergenze sanitarie territoriali ed è stato posizionato nelle zone terremotate de L’Aquila a  Rocca di Mezzo ( 1380 mt. s.l.m.) ed a Colle Maggio vicino a l’Aquila dagli operatori dell’Azienda ULSS n° 5 in collaborazione con la Direzione della Protezione Civile della Regione Veneto.

Tre infermieri, un tecnico di radiologia, un autista , un medico ed un ingegnere coordinati dal Dr. Giampaolo Stopazzolo ( Referente dell’Area vasta delle tecnologie informative sanitarie della Provincia di Vicenza) hanno installato le attrezzature mobili che stanno per essere utilizzate d’intesa con l’ASL de L’Aquila sulla popolazione afflitta dal sisma.

Un accordo fra la Regione Veneto e la Regione Abruzzo ha previsto che attraverso le tecnologie messe a punto dall’Equipe dell’Azienda ULSS n° 5 Ovest Vicentino ( Arzignano) si possa eseguire sulla popolazione de L’Aquila la seguente diagnostica digitale:


Radiologia mobile per soggetti “fragili†ancora in tendopoli o già rientrati nelle proprie residenze o in casa di riposo
    Telecardiologia per soggetti fragili non ambula bili
    Teleassistenza domiciliare per pazienti anziani polipatologici.

Il NEST, (Nucleo Emergenza Sanitaria Territoriale), è composto da un presidio di base installato in un container, (una cabina preallestita atta a fare da  centrale operativa), a cui fanno riferimento gli operatori di una “ATIâ€,
(Assistenza Territoriale Integrata), che possono raggiungere i pazienti sul territorio grazie a delle unità mobili NESA attrezzate per portare i servizi ambulatoriali ai cittadini,(radiologia,cardiologia, esami di laboratorio).

Sono stati posizionati due shelter ( container) opportunamente attrezzati come centrali avanzate di telemedicina ed è presente NESA ( Next Satellite Advanced Telemedicine ) l’ambulanza dotata di tecnologia radiologica mobile digitale.
Inoltre si sono resi disponibili tre kit ( valigette) con i device per la rilevazione di bioparametri.
Il sistema, infatti prevede la rilevazione di bioparametri con modalità digitali ( Pressione arteriosa, pulsiossimetria, peso, coagulometria, glicometria, elettrocardiogramma) da parte degli infermieri professionali presso il luogo di residenza dei soggetti d’intesa con i Medici di medicina generale.

I dati vengono poi riversati sul server presente sullo shelter ed inviati via satellite al server remoto situato presso l’azienda ULSS n°5 Ovest Vicentino che li rende disponibili su web ( Internet) a tutti gli operatori che seguono i pazienti. Infatti in una situazione successiva alla prima emergenza, a partire dalla seconda
settimana dal disastro è ipotizzabile che la viabilità sia parzialmente ripristinata ma le popolazioni non siano in grado di spostarsi ancora liberamente. In questo situazione è improponibile movimentare i soggetti fragili per raggiungere delle unità fisse ma è possibile portare i servizi direttamente in situ, dove sono ospitati i cittadini sfollati in una logica di servizio itinerante.

Tutti i cittadini assistiti da questo servizio vengono dotati di un transponder Rfid (un tag che sarà distribuito nella forma di smart card), in grado di ricostruire una anagrafica minima ma sicura, che verrà allineata con quella regionale man mano che le comunicazioni verranno ripristinate.

OBIETTIVI dell’INTERVENTO
- Mantenere il servizio assistenziale per tutta la popolazione che necessità di
assistenza domiciliare;
- Consentire ai soggetti fragili ospitati in zone remote di accedere a prestazioni
ambulatoriali di radiologia, cardiologia, esami di laboratorio, consulenza
specialistica
- Costruire un Fascicolo Sanitario Elettronico con le informazioni necessarie per
l’assistenza del cittadino
- Disporre di una rete di teleconsulto che permetta il supporto di medici specialisti
- Monitorare e gestire l’assistenza erogata effettivamente alla popolazione in modo da migliorare l’efficienza ed abbattere la dispersione degli interventi.

Il progetto affronta il tema della gestione della diagnostica in situazioni di emergenza nelle quali gruppi di popolazione perdono per periodi più o meno luoghi i normali riferimenti dicura ( Ospedale, ambulatori specialistici, ambulatori del Medico di Medicina Generale )
L’architettura di servizio è concepita per operare con modalità tecnologicamente autonome indipendentemente dalla presenza residua di strutture sanitarie nel luogo della catastrofe e si pone i seguenti
obiettivi:
• L’installazione in mezzi idonei ( conteiner-shelter-camper-ambulanza) di device
medicali diagnostici;
• la rilevazione di biosegnali nella popolazione interessata;
• La completa tracciabilità della prestazioni erogate ed un sistema di identificazione automatico dei pazienti Rfid( radio frequency identification);
• L’accessibilità alle rilevazioni da parte del personale interessato ( medici ed
infermieri) via Internet;
• L’esecuzione di diagnostica di base in popolazione impossibilità ad eseguire
Sistema di personal tracking della popolazione fragile.
. l’adozione di dispositivi medicali leggeri per uso mobile, integrati con tecnologie
multimediali di Contact Center, per l’accesso a distanza e in tempo reale ai parametri clinici del paziente assistito nel campo, nella tendopoli o comunque al di fuori del suo domicilio, da parte dei diversi operatori sanitari che lo hanno in cura.
. l’utilizzo di una soluzione semplice nell’utilizzo seppure avanzata tecnologicamente,per la tracciabilità delle prestazioni effettivamente erogate presso il paziente .

E’ possibile colmare le lacune dell’assistenza sanitaria che colpiscono le popolazioni afflitte dai disagi conseguenti all’insorgere di una calamità territoriale, la tecnologia è  matura e tale da permettere anche risparmi notevoli nell’erogazione dei servizi in soccorso alle popolazioni disagiate.

“E sicuramente una delle prime unità mobili per l’emergenza sanitaria che integrano tutte le applicazioni necessarie per una diagnostica digitale di base†afferma il Dr. Giampaolo Stopazzolo “Per la realizzazione del progetto è stato fondamentale l’aiuto della Protezione civile della Regione Veneto e la collaborazione degli operatori dell’ASL de L’Aquila. Ritengo che questo modello possa assistenziale possa essere utilizzato dagli Aquilani soprattutto al di fuori delle emergenze per allargare la base dei pazienti raggiunti muovendo i dati e non le persone come già accade da noi nell’Ovest Vicentinoâ€